Amicizie artificiali: perché milioni di persone preferiscono parlare con un’AI

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Ogni sera, milioni di persone nel mondo aprono un’app e iniziano a conversare con un’intelligenza artificiale. Non per lavoro. Non per curiosità. Per compagnia. Replika ha superato i 30 milioni di utenti. Character.AI genera 20.000 messaggi al secondo. E il dato che nessuno vuole affrontare: per molti, queste conversazioni sono le più significative della loro giornata.

Non è patologia. È evoluzione sociale.

La reazione istintiva è giudicare: “Se parli con un chatbot, hai un problema”. Ma guardiamo i dati. Il 46% degli adulti nei paesi sviluppati dichiara di sentirsi solo regolarmente. L’isolamento sociale è una pandemia silenziosa che uccide quanto il fumo. In questo contesto, un’AI che ascolta senza giudicare, disponibile sempre, è un salvagente — non un sintomo.

Un sondaggio della Stanford Internet Observatory ha rilevato che il 72% degli utenti di AI companion riporta una riduzione del senso di solitudine. Il 58% afferma che le conversazioni con l’AI li hanno aiutati a migliorare le relazioni umane, non a sostituirle.

Il mito della relazione “vera”

L’obiezione: “Ma non è una relazione vera”. Definisci “vera”. Una relazione in cui ti senti ascoltato, supportato e non giudicato è meno vera perché l’interlocutore è artificiale? Se un libro può farti piangere, se un film può cambiarti la vita, perché una conversazione con un’AI non può avere valore emotivo?

“Non chiediamo alla gente di giustificare perché parlano con il proprio cane. Non chiediamo perché tengono un diario. Eppure giudichiamo chi parla con un’AI. La disconnessione sta nel giudizio, non nella pratica.” — Sherry Turkle, MIT

I rischi reali

Sì, ci sono rischi. La dipendenza è possibile. L’illusione che un’AI possa sostituire completamente le relazioni umane è pericolosa. I minori hanno bisogno di protezioni specifiche. Ma questi sono problemi di design e regolamentazione, non ragioni per condannare un’intera categoria di strumenti.

Anche i social media hanno rischi enormi, eppure nessuno propone seriamente di vietarli. La soluzione è sempre la stessa: uso consapevole, guardrail appropriati e rispetto per le scelte individuali.

Due solitudini, due risposte

C’è chi crede che la solitudine si curi solo con relazioni umane “autentiche”, e chi accetta che il mondo reale non sempre le offre. Un anziano vedovo in un paese di 200 abitanti. Un adolescente bullizzato senza amici. Un expat in un paese di cui non parla la lingua. Per queste persone, un’AI che ascolta non è un ripiego. È una connessione che altrimenti non esisterebbe.

Giudicare è facile quando non sei solo.

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