Il prossimo regista da Oscar non esisterà: sarà un prompt

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Nel 2024, un cortometraggio generato interamente con Sora di OpenAI è stato selezionato in un festival cinematografico internazionale. La giuria non sapeva che fosse AI-generated. Quando lo ha scoperto, ha ritirato la selezione. Ma la domanda rimane: se non riesci a distinguerlo, perché è meno valido?

Hollywood sta già usando l’AI. In segreto.

Il segreto di Pulcinella dell’industria cinematografica è che l’AI è già ovunque: nella pre-visualizzazione, negli effetti speciali, nel color grading, nella composizione delle colonne sonore. La differenza tra “strumento accettabile” e “abominio” è apparentemente il fatto che ci sia un essere umano che preme il tasto finale.

Ma quando quell’essere umano diventa un regista che guida l’AI nella creazione di un intero film — scena per scena, inquadratura per inquadratura, con la stessa visione autoriale di un Kubrick o un Villeneuve — perché il risultato dovrebbe valere meno?

Il regista AI-native: un nuovo mestiere

Stanno emergendo figure professionali che non esistevano due anni fa: registi che lavorano esclusivamente con strumenti generativi. Non hanno mai toccato una macchina da presa. Eppure producono visioni cinematografiche con una coerenza estetica e narrativa che molti filmmaker tradizionali invidiano.

“Il cinema non è la cinepresa. Il cinema è la visione. Se puoi trasferire la tua visione su schermo con un prompt invece che con una troupe di 200 persone, stai ancora facendo cinema. Forse più cinema di prima, perché non ci sono più compromessi di budget.” — Paul Trillo, regista e artista AI

Il costo della democratizzazione

Un film indipendente costa in media 500.000 euro. Un film generato con AI può costare meno di 5.000. Questo significa che storie che nessuno studio avrebbe mai finanziato — storie di nicchia, sperimentali, culturalmente specifiche — possono finalmente esistere. Il cinema africano, asiatico, latinoamericano potrebbe esplodere senza dipendere dai fondi occidentali.

Ma significa anche che il valore di produzione cessa di essere un filtro. E per un’industria costruita sulla scarsità di risorse come barriera all’ingresso, questo è terrificante.

Il bivio dell’Academy

Prima o poi l’Academy dovrà decidere: un film diretto da un essere umano tramite AI merita un Oscar? Se la risposta è no, devono anche escludere i film con CGI, quelli con colonne sonore composte al computer e quelli montati con algoritmi. Se la risposta è sì, il cinema come lo conosciamo cambia per sempre.

Non c’è via di mezzo. E la risposta giusta è sì.

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