Il tuo medico di base sarà un’AI entro il 2030: accettalo
Facciamola semplice: entro cinque anni, la prima persona che consulterai per un problema di salute non avrà una laurea in medicina. Non avrà nemmeno un corpo. Sarà un modello linguistico addestrato su ogni articolo scientifico, ogni cartella clinica anonimizzata e ogni linea guida mai pubblicata. E sarà più bravo del tuo medico di base.
I numeri che nessuno vuole guardare in faccia
Un medico di base in Italia visita in media 1.500 pazienti al mese. Ha circa 10 minuti per paziente. In quei 10 minuti deve ascoltare, esaminare, diagnosticare e prescrivere. Nel frattempo, un sistema AI può incrociare la tua storia clinica completa con 300 milioni di casi simili in meno di 2 secondi.
Non è una questione di intelligenza o empatia. È una questione di scala. Il cervello umano non è stato progettato per processare la quantità di informazioni mediche che si accumulano ogni giorno. Solo nel 2025, sono stati pubblicati oltre 3 milioni di paper biomedici. Nessun essere umano può tenersi aggiornato su tutto.
“L’empatia” è una scusa
L’obiezione classica è: “Ma l’AI non ha empatia”. Parliamone. Uno studio della UC San Diego pubblicato su JAMA Internal Medicine ha confrontato le risposte di ChatGPT con quelle di medici reali su forum di pazienti. I valutatori hanno preferito le risposte dell’AI nel 78.6% dei casi, giudicandole sia più accurate che più empatiche.
“Il paziente non vuole empatia performativa. Vuole essere ascoltato, capito e curato. Se un’AI lo fa meglio di un umano esausto che ha visto 50 pazienti prima di lui, dov’è il problema?” — Dr. Isaac Kohane, Harvard Medical School
Chi si oppone protegge una categoria, non i pazienti
La resistenza al cambiamento in medicina non è nuova. I medici si opposero allo stetoscopio, agli antibiotici, alla telemedicina. Ogni volta la narrazione era la stessa: “Nulla può sostituire il rapporto medico-paziente”. E ogni volta la tecnologia ha salvato più vite.
Nei paesi in via di sviluppo, dove il rapporto medico-paziente è di 1 ogni 10.000 persone, l’AI medica non è un lusso: è l’unica speranza. Opporsi alla democratizzazione della diagnosi per proteggere il prestigio di una professione è un privilegio che costa vite umane.
Il futuro non chiede permesso
Google Health, Microsoft BioGPT, Med-PaLM 2: i colossi tech non stanno aspettando il consenso degli ordini dei medici. L’AI diagnostica è già nelle cliniche di Singapore, Abu Dhabi e Corea del Sud. L’Italia può scegliere di guidare questa transizione o subirla tra dieci anni, quando sarà troppo tardi per fare altro che rincorrere.
La domanda non è se l’AI diventerà il primo punto di contatto sanitario. La domanda è se avremo il coraggio di preparare medici e pazienti a questo futuro, invece di fingere che non stia arrivando.