L’AI che educa i tuoi figli: tutor virtuali e il futuro della scuola

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Un bambino di 10 anni sta imparando le frazioni. L’AI si accorge che fatica con i denominatori diversi, rallenta, propone tre esempi visivi con le pizze, aspetta che capisca, poi passa a un esercizio leggermente più difficile. Se il bambino si distrae, cambia approccio con un mini-gioco. Nessun insegnante umano potrebbe offrire questo livello di personalizzazione a ogni singolo studente di una classe di 25.

Khan Academy e Khanmigo: l’AI in classe

Khan Academy ha lanciato Khanmigo, un tutor AI basato su GPT-4 che non dà risposte dirette ma guida lo studente al ragionamento attraverso domande socratiche. Sal Khan, il fondatore, lo descrive come “il tutor personale che ogni studente merita ma che nessun sistema scolastico può permettersi”.

“Per la prima volta nella storia dell’educazione, ogni studente può avere un tutor personale disponibile 24 ore su 24, infinitamente paziente, che si adatta al suo ritmo. È la più grande opportunità educativa della storia umana.” — Sal Khan

I primi risultati sono incoraggianti: gli studenti che usano Khanmigo mostrano un miglioramento del 14% nei test di matematica rispetto al gruppo di controllo, con benefici particolarmente marcati per gli studenti in difficoltà.

L’apprendimento adattivo

Piattaforme come Duolingo, Century Tech e Squirrel AI (Cina) usano algoritmi di adaptive learning che mappano in tempo reale le competenze dello studente e creano percorsi di apprendimento unici. Non esistono due studenti che seguono lo stesso percorso.

In Cina, Squirrel AI afferma di aver migliorato i risultati degli studenti del 30-50% in alcune materie. Il sistema divide ogni materia in migliaia di micro-competenze e crea un grafo di apprendimento personalizzato per ogni studente.

I rischi: dipendenza digitale e disuguaglianza

Non mancano le preoccupazioni. La dipendenza dagli schermi, la perdita della socializzazione in classe e il rischio che l’AI faccia i compiti al posto degli studenti invece di aiutarli a imparare sono timori legittimi. E poi c’è il digital divide: l’AI educativa rischia di ampliare il divario tra chi ha accesso alla tecnologia e chi no.

La scuola del futuro non sarà senza insegnanti. Sarà una scuola dove l’insegnante diventa un mentore e facilitatore, liberato dal peso delle lezioni frontali ripetitive, con più tempo per ciò che conta davvero: ispirare, motivare e formare esseri umani completi.

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