L’AI che predice il divorzio con il 94% di precisione: vuoi davvero saperlo?
Un’app analizza i vostri messaggi, le vostre abitudini e i vostri micro-comportamenti. Dopo 6 mesi di dati, vi dice con il 94% di accuratezza se la vostra relazione durerà o finirà entro l’anno. La domanda non è se funziona. Funziona. La domanda è: volete davvero saperlo?
L’algoritmo che legge tra le righe (letteralmente)
Si chiama sentiment drift analysis ed è la tecnologia più inquietante — e più richiesta — del 2026. L’AI analizza pattern di comunicazione tra partner: frequenza dei messaggi, tempo di risposta, tono emotivo, uso di emoji, lunghezza delle risposte, orari di interazione.
Ma non si ferma ai messaggi. Analizza micro-pattern comportamentali: quanto tempo passate nella stessa stanza con il telefono, se le vostre routine si sincronizzano o divergono, la frequenza con cui cercate informazioni sull’altra persona online. Ogni dato racconta una storia che le parole spesso nascondono.
“Le coppie mentono ai terapeuti. Mentono a sé stesse. Ma non possono mentire ai dati. L’AI vede il deterioramento di una relazione 6-8 mesi prima che i partner ne siano consapevoli.” — Dr.ssa Helen Fisher, antropologa biologica e consulente di Match Group
Come l’hanno costruito
Il modello è stato addestrato su 2,3 milioni di relazioni — coppie che hanno acconsentito a condividere dati anonimizzati delle proprie comunicazioni digitali, insieme all’esito della relazione (durata, separazione, matrimonio). L’AI ha identificato oltre 400 pattern predittivi invisibili all’occhio umano.
Alcuni risultati sono intuitivi: se il tempo medio di risposta ai messaggi del partner supera le 4 ore costantemente, la relazione è in pericolo. Ma altri sono sorprendenti: le coppie che usano troppe emoji positive sono più a rischio di quelle che discutono apertamente. La sovra-compensazione emotiva digitale è un segnale d’allarme, non di salute.
Chi lo usa (e chi non vuole sapere)
L’app “Relate AI” ha raggiunto 4 milioni di utenti in 6 mesi. Il profilo tipico? Coppie tra i 28 e i 40 anni, insieme da 2-5 anni, che “sentono che qualcosa non va ma non sanno cosa”. L’AI glielo dice con una precisione chirurgica.
Ma c’è un’altra categoria: i single che la usano sui primi appuntamenti. Dopo 2-3 settimane di messaggi, l’AI può già prevedere la compatibilità a lungo termine. “È come avere un GPS emotivo”, dice una utente. “Non ti dice dove andare, ma ti mostra dove stai andando.”
I terapeuti di coppia sono divisi
Alcuni terapeuti hanno integrato l’AI nella pratica clinica. “Mi arrivano coppie con il report dell’app”, racconta la Dr.ssa Laura Bianchi, psicoterapeuta a Milano. “E devo ammettere che l’AI individua i pattern disfunzionali più rapidamente di quanto faccia io in 10 sedute. Mi permette di saltare la fase diagnostica e andare dritta al lavoro terapeutico.”
Altri sono critici: “Ridurre una relazione a metriche e percentuali è disumanizzante”, sostiene il Dr. Marco Rossi. “L’amore non è un dataset.” Ma le 4 milioni di persone che usano l’app non sembrano d’accordo.
L’elefante nella stanza
Il vero problema non è etico. È psicologico. Cosa succede quando sai che la tua relazione ha il 23% di sopravvivenza? Te ne vai subito, risparmiandoti mesi di sofferenza? O la profezia si auto-avvera, uccidendo una relazione che forse poteva essere salvata?
Non abbiamo ancora la risposta. Ma milioni di persone stanno decidendo che preferiscono sapere. E forse hanno ragione: nella guerra tra illusione confortevole e verità scomoda, la verità vince sempre. Anche in amore.