L’AI che sceglie cosa mangi, come dormi e chi frequenti: libertà o prigionia dorata?

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Sveglia alle 6:47 — non alle 7, perché l’AI ha analizzato i tuoi cicli di sonno e sa che a quell’ora sei nella fase leggera. Colazione suggerita: porridge con mirtilli, perché i tuoi livelli di ferro sono bassi. Percorso per l’ufficio: quello alternativo, perché tra 20 minuti ci sarà un incidente sulla tangenziale. Sera: niente uscita, perché il tuo stress è alto e il tuo ritmo cardiaco suggerisce riposo.

L’ottimizzazione totale della vita

Siamo già dentro. Non in un futuro distopico, ma nel presente. Apple Health, Google Fit, Samsung Health, Oura Ring: miliardi di persone hanno già ceduto i propri dati biometrici a sistemi che li analizzano con AI. E la maggior parte ne è felice. Perché funziona.

Le persone che seguono le raccomandazioni AI per sonno, alimentazione e attività fisica riportano un miglioramento del benessere percepito del 40%. I numeri sono chiari. La domanda è un’altra.

Sei libero se non scegli mai?

Ecco il punto di frattura filosofico. Se l’AI sceglie cosa mangi, quando dormi, che musica ascolti, quali notizie leggi e con chi esci il sabato sera, stai vivendo la tua vita o stai eseguendo un programma ottimizzato? C’è differenza tra libertà e efficienza, e l’AI le confonde sistematicamente.

“L’algoritmo sa cosa vuoi. Ma non sa cosa dovresti volere. La differenza tra i due è ciò che chiamiamo libero arbitrio.” — Yuval Noah Harari

La fazione dell’ottimizzazione

Per i sostenitori, l’AI che gestisce la vita quotidiana è una liberazione. Meno decisioni banali, più energia mentale per ciò che conta davvero. Perché sprecare potenza cognitiva su cosa cucinare a cena quando un algoritmo può farlo meglio? È lo stesso principio per cui Steve Jobs indossava sempre lo stesso maglione: eliminare le decisioni inutili.

La fazione della libertà

Per i critici, ogni decisione delegata è un pezzo di autonomia perduto. La bellezza della vita è anche nell’imprevisto, nell’errore, nella scelta sbagliata che porta a una scoperta inaspettata. Un algoritmo che ottimizza tutto elimina anche il caos creativo che rende la vita umana unica.

Non c’è una risposta giusta. Ma c’è una domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di delegare la prossima decisione all’AI: “Lo faccio perché migliora la mia vita, o perché ho smesso di fidarmi del mio giudizio?”

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