L’AI ha eliminato il middle management: e nessuno sente la mancanza

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Le aziende che hanno eliminato il middle management usando l’AI non stanno solo sopravvivendo. Stanno crescendo tre volte più velocemente dei competitor. E la cosa più scomoda? Nessuno — nemmeno gli ex manager — sente davvero la mancanza.

Il grande esperimento del 2025-2026

Shopify lo ha fatto per primo. Tobi Lütke, il CEO, ha dichiarato che nessuna nuova assunzione sarebbe approvata finché il team non dimostra che un agente AI non può fare quel lavoro. Il risultato? L’azienda ha ridotto del 40% i livelli gerarchici intermedi e la velocità decisionale è aumentata del 200%.

Ma Shopify non è sola. Klarna ha sostituito 700 operatori di customer service con AI e ha risparmiato 40 milioni l’anno. Meta ha eliminato interi team di project management. Il middle management — quella fascia di coordinatori, supervisor e team lead — è il livello più vulnerabile all’automazione AI.

“Il middle manager esiste perché le informazioni non fluivano velocemente tra chi decide e chi esegue. L’AI ha reso quel collo di bottiglia obsoleto. Non è crudeltà: è fisica organizzativa.” — Satya Nadella, CEO di Microsoft

Perché proprio il middle management?

Il lavoro del middle manager consiste principalmente in quattro attività: raccogliere informazioni dal basso, sintetizzarle, trasmetterle verso l’alto, e distribuire decisioni verso il basso. L’AI fa tutte e quattro queste cose istantaneamente, 24/7, senza errori di comunicazione, senza politiche d’ufficio e senza ego.

I dashboard AI in tempo reale danno ai C-level visibilità diretta sulle performance dei team. Gli agenti AI assegnano task, monitorano deadline e segnalano problemi. I report settimanali che richiedevano 3 ore di lavoro manuale? Generati automaticamente in 30 secondi.

I numeri parlano chiaro

Uno studio di McKinsey su 450 aziende che hanno adottato “AI-driven flat organizations” mostra risultati inequivocabili:

+67% velocità decisionale. Senza i 3-4 livelli di approvazione che rallentavano ogni iniziativa, le decisioni passano dal C-level all’esecuzione in ore, non settimane.

+43% soddisfazione dei dipendenti operativi. Sorprendente? Non troppo. I lavoratori preferiscono ricevere istruzioni chiare da un sistema AI che rispondere alle email passive-aggressive di un manager insicuro.

-35% costi operativi. Non solo stipendi risparmiati, ma meno riunioni inutili, meno report che nessuno legge, meno “alignment meetings” che disallineano tutto.

L’obiezione umana

L’obiezione principale è legittima: il middle manager non è solo un coordinatore. È anche un mentore, un coach, un risolutore di conflitti. L’AI sa ottimizzare un workflow, ma sa gestire un burnout? Sa riconoscere quando qualcuno ha bisogno di una parola di incoraggiamento?

La risposta, per ora, è no. Ma le aziende più smart stanno rispondendo con un modello ibrido: pochissimi “people manager” altamente specializzati in leadership emotiva e coaching, supportati da AI per tutto il resto. Un people manager per 50 persone, non uno ogni 8.

La dura verità

Il middle management non scomparirà del tutto. Ma si ridurrà dell’80%. E chi sopravviverà sarà chi ha competenze che l’AI non replica: empatia genuina, visione strategica e la capacità di ispirare. Ironia della sorte, l’AI sta eliminando i manager mediocri e valorizzando quelli eccezionali. Forse, per una volta, la tecnologia sta facendo esattamente la cosa giusta.

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