Regolamentare l’AI è il modo più sicuro per perdere la corsa tecnologica

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L’Europa ha l’AI Act. La Cina ha le sue regolamentazioni. Gli Stati Uniti stanno ancora discutendo. Ma ecco il fatto scomodo che i regolatori non vogliono affrontare: ogni regola che rallenta lo sviluppo dell’AI in un paese lo accelera in un altro. E nella corsa all’intelligenza artificiale, il secondo posto non è l’argento. È l’irrilevanza.

L’AI Act europeo: protezione o suicidio tecnologico?

L’AI Act è presentato come un trionfo della regolamentazione responsabile. E sulla carta lo è: protezione dei diritti, trasparenza algoritmica, divieto degli usi più pericolosi. Ma nella pratica, le aziende europee dedicano il 30-40% del budget AI alla compliance, mentre i competitor americani e cinesi investono lo stesso denaro in ricerca e sviluppo.

Il risultato? Nessuna delle 10 aziende AI più valutate al mondo è europea. Zero. Su dieci.

L’argomento dei regolamentisti

Chi difende la regolamentazione ha ragioni serie: l’AI non regolamentata può discriminare, sorvegliare, manipolare. Il riconoscimento facciale senza limiti è uno strumento di oppressione. I deepfake senza regole minacciano la democrazia. Serve un framework legale. Su questo non si discute.

“La questione non è se regolamentare. È come regolamentare senza uccidere l’innovazione. E finora, l’Europa ha dimostrato di essere molto brava nella prima parte e molto scarsa nella seconda.” — Yann LeCun, Chief AI Scientist di Meta

L’argomento dei deregolamentisti

La posizione opposta è altrettanto solida: la storia mostra che i paesi che regolamentano troppo presto una tecnologia emergente perdono la partita. L’Europa ha regolamentato internet e ha perso il web contro gli USA. Ha regolamentato i dati con il GDPR e non ha prodotto un solo social network globale. Ora sta regolamentando l’AI. Il pattern è chiaro.

La Cina investe 15 miliardi di dollari l’anno in AI con regolamentazione leggera. Gli USA lasciano fare al mercato con interventi mirati. L’Europa scrive regole. Chi vincerà tra dieci anni non è un mistero.

Il vero problema: il tempismo

La regolamentazione ha senso quando capisci cosa stai regolamentando. Nel 2026, l’AI cambia capacità ogni sei mesi. Scrivere leggi per una tecnologia che evolve a questa velocità è come fare il codice della strada per auto che domani voleranno. Le regole sono obsolete prima di entrare in vigore.

La soluzione? Forse una regolamentazione adattiva, basata su principi generali e non su specifiche tecniche. Ma questo richiede una flessibilità legislativa che le democrazie europee non hanno mai dimostrato.

Il dilemma senza soluzione

Regolamentare troppo = perdere la corsa tecnologica. Regolamentare troppo poco = rischiare abusi e danni sociali. Non esiste una risposta perfetta. Ma fingere che il trade-off non esista — come fanno entrambe le fazioni — è il modo più sicuro per sbagliare.

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