Triage algoritmico: l’AI decide chi curare prima e ha ragione più spesso dei medici
Ogni giorno, nei pronto soccorso di tutto il mondo, qualcuno decide chi viene curato per primo. È una decisione che può significare la differenza tra la vita e la morte. E per la prima volta nella storia, un algoritmo lo fa meglio di un essere umano.
Il codice rosso che un umano non avrebbe visto
All’ospedale Johns Hopkins, un sistema AI chiamato TREWS (Targeted Real-time Early Warning System) identifica i pazienti a rischio sepsi 6 ore prima dei metodi tradizionali. Sei ore che, nel caso della sepsi, significano un tasso di sopravvivenza superiore del 20%.
Ma ecco dove il dibattito si infiamma: quando l’AI suggerisce di dare la priorità al paziente B rispetto al paziente A, e il medico non è d’accordo, chi ha ragione? I dati dicono l’AI. L’82% delle volte.
Il lato oscuro: chi decide l’algoritmo?
I critici sollevano un punto legittimo: un algoritmo di triage non è neutro. È addestrato su dati storici che possono riflettere decenni di disuguaglianze sanitarie. Se i pazienti afroamericani sono stati storicamente sotto-diagnosticati, l’AI potrebbe perpetuare questo schema.
Ma ribaltare questa obiezione è fin troppo facile: il bias umano nel triage esiste già. Studi documentano come il dolore dei pazienti neri venga sistematicamente sottovalutato dai medici. Almeno un algoritmo può essere auditato, corretto e migliorato. I pregiudizi inconsci di un medico? Non altrettanto facilmente.
“Un algoritmo di triage non risolve il razzismo sistemico nella sanità. Ma almeno lo rende misurabile. E ciò che puoi misurare, puoi iniziare a correggere.” — Dr. Ziad Obermeyer, UC Berkeley
Il dilemma italiano
In Italia, con i pronto soccorso al collasso e carenze di personale croniche, il triage algoritmico non è un’opzione futuristica: è una necessità presente. Con liste d’attesa che superano i 12 mesi per visite specialistiche, un sistema AI che ottimizza le priorità potrebbe letteralmente salvare il sistema sanitario nazionale.
Eppure, il dibattito è fermo a “la macchina non può decidere sulla vita delle persone”. Intanto, la macchina non decide. Suggerisce. La decisione finale resta al medico. Ma quando il medico ignora il suggerimento e il paziente muore, di chi è la colpa?
Il vero scandalo è non usarla
Abbiamo la tecnologia per ridurre del 25% i decessi prevenibili nei pronto soccorso. Rifiutarla per principio filosofico, mentre le persone muoiono in sala d’attesa, non è etica. È negligenza travestita da cautela.
La fazione dei “puristi” vuole un mondo in cui ogni decisione medica passa attraverso l’intuito umano. La fazione dei “pragmatici” vuole un mondo in cui le persone smettano di morire per errori evitabili. Il tempo dirà chi aveva ragione. I pazienti non possono aspettare.